PSICOLOGIA DELLO SPORT, TESTOSTERONE E MODELLO BIOPSICOSOCIALE

Nel settore della psicologia dello sport non possiamo escludere l’aspetto ormonale: esso influenza le prestazioni, la motivazione, l’assetto cognitivo-comportamentale dell’atleta e l’efficienza degli allenamenti.

Prima di entrare nel merito vediamo una breve introduzione sull’ormone per antonomasia della prestazione atletica: il testosterone.


Il testosterone è un ormone steroideo che viene sintetizzato dal nostro organismo a partire dal colesterolo, nelle cellule di Leyding situate nei testicoli e, in minima parte, nella corteccia surrenale. È presente anche nella donna prodotto dalle ovaie. La produzione di testosterone è influenzato dall’ormone luteinizzante (LH) secreto dall’adenoipofisi che stimola la produzione di testosterone all’interno dei testicoli. L’adenoipofisi a sua volta viene stimolata dall’ipotalamo. Questo ormone è responsabile dei caratteri sessuali secondari come la barba, la distribuzione dei peli, il timbro della voce e la muscolatura. Sia nel genere femminile che maschile il livello di testosterone influenza notevolmente la fertilità, la quantità e la qualità dello sperma prodotto, il desiderio e la soddisfazione sessuale, l’entusiasmo e la vitalità. Risulta essere l’ormone più importante per sostenere la fase anabolica in quanto favorisce il passaggio degli amminoacidi alle cellule muscolari incrementando così forza e massa muscolare. Migliora poi la qualità del sonno, influenza la volontà di alzarsi la mattina, motiva la propria crescita personale e professionale e allontana sintomatologie depressive.

La sua sintesi è molto bassa nei primi 10 anni di vita, aumenta notevolmente in adolescenza nel genere maschile, per poi decrescere gradualmente dai trent’anni in poi. La produzione è minima verso l’ 1 e 30 di notte e massima nelle prime ore della mattina 6.00-8.00. Questo aspetto risulta essere prettamente importante per l’allenamento in quanto allenamenti mattutini tenderanno ad essere più efficienti di allenamenti serali.


Le attività sportive che influenzano la produzione endogena di questo ormone sono quelle anaerobiche ad alta intensità come ad esempio la velocità in atletica leggera, sollevamento pesi e il body building. Inoltre sforzi intensi di breve durata stimolano anche la produzione dell’ormone GH, prodotto dall’ipofisi anteriore, responsabile anch’esso dell’anabolismo e della lipolisi.

Numerosa letteratura clinica ha dimostrato che la carenza di testosterone è correlata con la mancanza di competitività agonistica e con la incapacità di sostenere allenamenti intensi affaticandosi sempre più. Ciò innalza la probabilità dell’over training.

Tutti questi aspetti portano lo psicologo dello sport a comprendere ed avere consapevolezza su quanto la preparazione mentale possa essere influenzata dall’aspetto ormonale. Un modello esaustivo che può essere d’aiuto nel settore della psicologia e nella salute globale per comprendere come l’intervento psicologico è parte di una multidisciplinarietà, è il modello biopsicosociale. Tale modello spiega che il benessere, e nel nostro caso la prestazione, risulta essere determinato dall’aspetto biologico-fisiologico, psicologico e sociale-relazionale. Nell’ambito psicologico-relazionale la psicologia dello sport ha ampio margine di ricerca e applicazione con tutte le metodologie specifiche d’intervento che le competono. Ma come descritto, non solo l’aspetto psicologico-relazionale risulta essere importante nel benessere totale dell’atleta in quanto anche la componente biologica si concatena. Sono tre aspetti inscindibili l’uno dall’altro ed ecco perché ogni professionista è chiamato a collaborare con altri professionisti in quanto un equipe multidisciplinare (psicologo, nutrizionista, medico, allenatore, fisioterapista, team- manager) permette il raggiungimento della massima performance atletica.