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Ipnosi regressiva: cos’è e quando viene esercitata

Hai mai sentito parlare di ipnosi regressiva? Sai di cosa si tratta?

Qualunque sia la tua risposta, sei nel posto giusto. Per quale motivo? Perché se la tua risposta è stata un “sì” significa che sai già di cosa tratterà il contenuto che segue, e per te sarà una sorta di approfondimento della materia. Se invece hai risposto “no”, il nostro contenuto ti racconterà un argomento per te nuovo e davvero molto interessante.

Ad ogni modo, in questo articolo scopriremo assieme come funziona l’ipnosi regressiva e cosa è in grado di curare.

Cos’è l’ipnosi regressiva

L’ipnosi è una condizione psichica che viene indotta da un operatore esterno o da se stessi e, questo stato psichico, viene comunemente definito “trance”.

L’ipnosi regressiva è dunque una tecnica che viene utilizzata nell’ambito della psicoterapia.

Pensare che l’ipnosi sia una sorta di stato intermedio tra veglia e sonno è totalmente errato. Piuttosto, l’ipnosi è dotata da una propria caratteristica: neurofisiologica e neuroimaging.

Spesso si pensa che l’ipnosi altro non sia che un mezzo utilizzato solamente per mitigare le capacità critiche e per diminuire l’attenzione del soggetto. In realtà, questa diceria è totalmente sbagliata. Con l’ipnosi si attiva una facoltà attentiva concentrata al “sé” e alla ricerca psicologica interiore nonché intima e profonda.

Si sviluppa quindi una ipnosi-destosi, ovvero: il soggetto si decontestualizza dallo spazio che lo circonda e si risveglia progressivamente nella trance coscienziale che lo fa accedere al “sé”.

I pazienti devono essere adulti e l’obiettivo è molto chiaro, ovvero: trattare determinati disturbi psicologici. Tre esempi utili potrebbero essere l’ansia e l’umore, ma anche la stessa depressione, disagi e conflitti interiori.

Ma l’ipnosi regressiva funziona anche in caso di disturbi alimentari come l’obesità, l’anoressia e la bulimia.

Quindi, potremmo semplificare tutto così: l’ipnosi regressiva cerca di risolvere svariati conflitti e disturbi psichici e lo fa cercando di recuperare le cause originarie che hanno prodotto questo profondo stato di malessere interiore.

L’ipnosi regressiva, così come i suoi sostenitori, dichiara che la patologia psichica si sviluppa per via di meccanismi di rimozione legati ad esperienze traumatiche considerate troppo dolorose dal paziente. O, eventi non per forza traumatici ma comunque molto profondi che vanno a condizionare l’equilibrio psichico.

Per cui, la teoria dell’ipnosi regressiva sostiene che, se la patologia in questione si sviluppa proprio per via del processo di rimozione, è possibile guarire il paziente andando a contrapporre quest’ultima per elaborare i contenuti emotivi rimossi.

Freud e l’ipnosi

Freud si interessò molto allo “stato ipnoide”. Lui concepiva l’ipnosi come una sorta di manifestazione di un quadro isterico di un soggetto già predisposto. Lui, definito il “padre della psicoanalisi”, utilizzava l’ipnosi coercitiva e inibente. Quest’ultima, chiaramente, era priva di qualsiasi forma di ricerca spirituale.

Il suo ruolo era quello di accompagnare il soggetto che aveva difronte ad uno stato di semincoscienza afinalistico. Non si addentrava, però, nella ricerca del “sé”. L’anima e l’intimità della persona rimanevano chiuse in se stesse senza scavare al loro interno. In questo modo, non si verificano alcun tipo di benefici terapeutici.

Ad un certo punto, abbandonò completamente questa metodologia.

In una precedente vita…

Hai mai pensato se la vita che stiamo vivendo è solo quella “attuale”? Se cioè in passato ne abbiamo vissuta un’altra? Ecco, come è normale che sia, le risposte a queste domande non le avremo mai.

C’è chi correla l’ipnosi regressiva alle presunte vite precedenti ma a mio avviso questa pratica, più che strumentalizzarla nelle dottrine, permette di elaborare parti profonde del paziente attraverso un processo di identificazione in queste vite.

Si immagina di essere un’altra persona, in scenari che sono evocati nella trance, permettendo così di traslare conflitti, traumi, ancestrali e non consapevoli nella sfera immaginativa. Infatti quello che conta nell’ipnosi regressiva è il processo elaborativo delle emozioni annesse a quanto evocato più che il contenuto. È il sentire che viene traslato nell’immaginazione.

È un vero e proprio viaggio nel passato. Un viaggio simbolico che può coinvolgere varie fasi della tua vita: dalla tua nascita fino all’identificazione in altre personalità. Qualsiasi evento passato o dinamiche affettive ripetute potrebbero aver causato dei disagi psicologici e, solo attraverso questa profonda esperienza, sarà possibile rielaborale.

Come si svolge una seduta di ipnosi regressiva

Finora abbiamo ben compreso che l’ipnosi regressiva va a intervenire laddove ci sia uno o più traumi legati al passato ma non ancora elaborati. Quindi, si occupa di tutte quelle esperienze dolorose e traumatiche non ancora risolte.

Ma come si articola una seduta di ipnosi regressiva? Come si inizia un percorso di questo tipo?

Generalmente, il terapeuta fa accomodare in un lettino nel suo studio il paziente e solo dopo che quest’ultimo si è messo completamente a suo agio, inizia la seduta vera e propria.

Si inizia con l’induzione ipnotica basata su rilassamenti sempre più profondi fino alla percezione di cambiamenti psicofisici evidenti come la pesantezza muscolare, il respiro lento, torpore e profondo e il rilassamento dei muscoli facciali. In questo stato la sfera immaginativa è potenziata ed è possibile iniziare un viaggio simbolico indietro nel tempo. Da qui, il termine “regressione”.

Immagina una sorta di “macchina del tempo” virtuale in grado di accompagnarti in alcuni dei momenti più importanti e particolari della tua vita. Per “importanti” si intendono proprio quei frangenti dolorosi che sono rimasti “ancora aperti” e che ti fanno vivere, tutt’ora, con angoscia.

Durante ogni seduta di ipnosi regressiva il paziente riduce al minimo qualsiasi tipo di relazione con il mondo esterno ed è in piena connessione con se stesso.

Arrivati a questo punto, il soggetto potrà iniziare ad esplorare la sua vita passata. Il tutto, chiaramente, sempre sotto l’esperta guida del terapeuta.

Che cos’è l’abreazione

Ma cosa avviene durante l’ipnosi? Durante una sessione di ipnosi, ci si lascia andare ad emozioni molto forti, quali:

  • il pianto,

  • il riso,

  • l’arrossire,

  • reazioni neurovegetative,

  • cambia la profondità e la frequenza cardiaca,

L’abreazione, dunque, altro non è che una scarica emozionale che racchiude a sé una importante funzione terapeutica catartica, ovvero di purificazione.

Sostanzialmente, si va a rivedere delle determinate situazioni ed esperienza e, mentre lo si fa, si liberano tutta una serie di emozioni.

L’importanza del terapeuta giusto

Lo ribadiamo spesso, la scelta dello specialista giusto per noi è fondamentale al fine di riuscire ad ottenere dei buoni risultati.

Per intraprendere un percorso così tanto delicato come l’ipnosi regressiva è necessario affidarsi ad un terapeuta con cui siamo riusciti a creare un rapporto reciprocamente empatico.

Inoltre, devi tener anche presente che non tutti i terapeuti vogliono o sono in grado di sostenere sedute di ipnosi regressiva. Sono pochi, in realtà, i professionisti che si occupano di questa terapia. Per cui, dovrai chiedere questa informazione fin da subito.

Dunque, prima di affidarti a qualcuno documentati e cerca di capire quali sono le sue esperienze in merito. Solo dopo potrai decidere coscienziosamente.

L’ipnosi regressiva va bene per tutti?

Una volta individuato il terapeuta giusto, non è detto che si possa iniziare subito, o comunque, alla prima seduta.

Prima di condurre il paziente in un viaggio di questo tipo, lo psicoterapeuta porrà delle domande molto importanti:

  • perché sei qui?

  • qual è il tuo stato d’animo?

  • raccontami del tuo passato

  • cosa ti angoscia? Cosa ti turba?

  • quali sono i tuoi obiettivi?

  • quali sono le tue aspettative?

Generalmente, queste sono le primissime domande che ti vengono poste. È importante raccontare la verità ed essere sinceri.

Una volta raccolte tutte queste informazioni, lo psicoterapeuta deciderà di valutare il paziente, se cioè è idoneo a questo tipo di trattamento o meno.

Questo lo devi mettere in conto: l’ipnosi regressiva non è per tutti.

Quando l’ipnosi regressiva non può essere sostenuta

L’ipnosi regressiva non può essere sostenuta in qualsiasi caso. Non tutti i pazienti riescono a sostenere un’esperienza emotivamente così tanto intensa.

Ma chi sono coloro che non possono sottoporsi a tale trattamento? Sicuramente i bambini e gli adolescenti: non hanno ancora una personalità forte e stabile. Non sono pronti a gestire emozioni di questo tipo.

I pazienti psicotici non sono idonei. La loro situazione è già ampiamente complessa e l’esperienza ipnotica peggiora un quadro clinico già tanto delicato. Anche le personalità anaclitiche – borderline sono da escludere in quanto emotivamente troppo fragili.

Non sono idonei nemmeno:

  • coloro che soffrono di problemi cardiovascolari importanti per le emozioni intense che possono sostenere

  • donne in gravidanza

  • persone con tendenze suicidarie

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