Le diverse origini dell'aggressività

L’aggressività, dal latino ad gredior, significa “andare verso”ed è una propensione a danneggiare qualcuno o qualcosa. Può essere espressa verbalmente o fisicamente. L’aggressività ha diverse origini ed è composta da fattori che si intersecano l’uno con l’altro.

La prima di è quella biologica che permette di difendersi da una minaccia e da un’aggressione imminente che mette a rischio la nostra sopravvivenza.

L’aggressività poi è legata alla frustrazione; quando siamo frustrati , per delusioni personali o per mancanza di obbiettivi raggiunti ad esempio , si tende ad essere più aggressivi.

Un’altra componente è il trauma personale, che sta a significare rottura. E’ un evento emotivamente molto intenso al quale la persona non è riuscita a riequilibrarsi, lasciando un segno che condizionerà tutto il suo decorso. Questo si verifica ad esempio quando nell’infanzia si è stati spesso umiliati, svalutati e il proprio affetto non riconosciuto. Ciò lascia una ferita narcisistica profonda che non consente alla persona di essere autonoma, di esistere per come è, di conoscere la propria identità e l’angoscia creata, nello specifico angoscia da annullamento, va a far emergere forti reazioni di rabbia che fanno dire “ io esisto”. Questo si verifica qual’ ora si ripetano situazioni di umiliazione e svalutazione personale che vanno a colpire la ferita. Le ferite narcisistiche se non elaborate e superate porteranno spesso le persone a comportarsi così, cercando costantemente un “falso sé grande” da far apparire, per richiedere quell’attenzione ed affetto che mai hanno avuto.

L’aggressività è legata anche alla paura e può essere racchiusa nella componente biologica, istintuale. Davanti all’oggetto che suscita in noi la paura abbiamo tre possibilità: scappare, immobilizzarci come fanno le prede nei confronti del predatore per non farsi scovare, o in ultima lottare.

Lo stesso vale per quando si è ansia che è una paura senza oggetto. Infatti questo stato di attivazione psicofisiologica è anticipatorio di un evento che dovremo fronteggiare. Per essere funzionale deve essere uno stato momentaneo, quando invece l’ansia è una risposta abitudinale ad eventi che non risultano pericolosi e dura per parecchio tempo, si conclama in quello che è il disturbo d’ansia che inizia ad essere così disfunzionale per la persona.

L’aggressività è anche appresa tramite l’osservazione. Figli che vedono nei genitori come i comportamenti aggressivi determinino certi risultati apprenderanno ben presto che quello è un metodo d’interazione efficace.

L’aggressività si presume sia anche legata nelle donne alla concentrazione di estrogeni, infatti alcune di loro vanno in contro alla sindrome premestruale con conseguenti sbalzi d’umore e aumenti di aggressività. Diversa è la questione del testosterone nel maschio in quanto sembrerebbe ci fosse una correlazione fra aggressività e concentrazione di testosterone ma è altrettanto riscontrato che non tutti coloro che hanno alte concentrazioni di testosterone sono aggressivi.

Lesioni alla corteccia prefrontrale, che ha il compito di contenere l’aggressività, determina una maggior predisposizione all’impulsività e non è un caso che i deficit cerebrali sembrano essere una caratteristica frequente degli assassini ma è anche vero che non tutti gli assassini presentano questa problematica.

In ultimo l’aggressività è legata al concetto deindividuazione. Questo si verifica nei gruppi quando all’interno di esso si compiono azioni che mai si farebbero da soli e in cui ciascun componente si sente legittimato a compiere anche azioni deliquenziali se tutti iniziano a farlo.

L’aggressività può anche essere smossa da un’emozione universale che è la rabbia. Questa ha il fine di allontanare l’oggetto frustrante che ostacola il soddisfacimento di un nostro bisogno. E’ importante ascoltarla ma è altrettanto importante esprimerla nella maniera corretta, ne opprimendo l’altro (salvo quando dobbiamo difenderci da minacce che mettono a repentaglio la nostra incolumità come un aggressione fisica) e ne sottomettendosi all’altro.

Bibliografia

  • Benini (2012). La mente biologica, psicologica e sociale. Bologna: Edizioni Pendragon.
  • Palmonari, Cavazza, Rubini (2002). Psicologia sociale. Bologna: Editrice Il Mulino.
  • Bob Garrett (2006). Cervello e comportamento. Bologna: Zanichelli Editore

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