Integratore sportivo come dipendenza

Quante volte si sente dire che l’uso di integratori sia diventata parte della vita quotidiana. Forse pochi sanno che psicoterapeuti e dietologi hanno in cura pazienti dipendenti dall’uso di integratori, del resto questa tendenza di sostituire il cibo con gli integratori la possiamo definire una moda del nostro secolo. L’abuso di integratori necessita di un trattamento a livello psicologico in quanto rientra tra le deviazioni nel rapporto con il cibo e con se stessi. Anche se questo genere di dipendenza non è stata ancora conclamata gli effetti che ne comporta risultano ormai palesi. Le cause che determinano una compulsione da integratori sono determinate dalla suggestione che essi mettano in moto dinamiche magiche, taumaturgiche, in grado di esorcizzare la paura dell’invecchiamento, illudendosi di essere sempre in salute.

Se questo è il panorama presente nel mondo odierno, da ex atleta professionista e oggi psicologo, posso confermare quanto nello sport l’utilizzo di integratori sia una prassi normale. Certamente le esigenze nutritive di uno sportivo sono diverse da quelle di una persona normale ma il concetto di dipendenza è sempre lo stesso. Il meccanismo mentale che instaura il circolo vizioso è quello di non sentirsi prestante al 100 % senza quello specifico integratore, ecco che allora prima di ogni gara o allenamento bisogna essere certi di aver usato quell’integratore altrimenti cade la propria sicurezza e auto efficacia.

I pensieri ossessivi che si sviluppano sono del tipo ” senza quell’integratore non posso dare il max” oppure ” sono svantaggiato già in partenza”. Certo nello sport una consulenza medica riguardo al proprio fabbisogno nutrizionale è maggiormente presa in considerazione rispetto ad una persona normale, ma non è comunque lo standard, in quanto il fai da te è sempre presente.

E’ importante che la psicologia nel settore sportivo prenda in considerazione questo tipo di dipendenze e le sappia trattare in quanto parte fondamentale dell’atleta. Qual ora la dipendenza da integratori crei una convinzione così forte da condizionarne l’entrata in gara è importante considerarlo un campanello dall’allarme. Una delle possibili tecniche, utilizzata nella terapia cognitivo-comportamentale, può essere il decondizionamento. Se l’atleta ha ormai associato l’uso dell’integratore alla buona prestazione bisogna far si che tale associazione si estingua, dimostrando a se stesso che può ottenere buone prestazioni senza essere dipendente dall’integratore. Sicuramente dopo più e più prove di una buona prestazione, senza l’uso di integratore, potrà cambiare questo tipo di associazione (integratore-massima performance) aumentando l’autoefficacia personale. Risulta quindi importante instaurare un percorso di affiancamento psicologo dello sport – atleta permettendo così di valorizzare le capacità del singolo individuo.

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